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Cosa dire di me?... Beh, questa è una di quelle cose che o ti vengono come uno schiocco di dita barra battito di ciglia, o su cui devi stare a pensare, pensare e ancora pensare.

Però ci provo. Partendo dal blog, che è ciò da cui nasce tutto. Ma proprio tutto. Infatti non risale a molto tempo fa il giorno in cui ho sfornato la mia prima torta (allo yogurt, of course. Poi ai mirtilli, tanto per dovere di cronaca. Ma sempre allo yogurt. Chiamatela fissa!), nè quello in cui l'ho fotografata. Cucina e fotografia, dunque. Due passioni che stanno crescendo così vorticosamente da avermi fatto scoprire con loro almeno trecentocinquantamila cose che mi piacciono/piace fare. Quasi quasi ve le dico.
Sicuri di volerle sapere?

...Passare ore ed ore a sfogliare l'album di flickr di Katie Quinn Davies, sapendo a memoria l'ordine in cui si susseguiranno tutte le sue fotografie, sospirando intensamente, sprofondando in un sonoro "aahhhh quant'èbbrava" e contemporaneamente pensando che molto probabilmente starà facendo la stessa cosa anche lei, con tanto di fuso orario che ci separa. I mercatini dell'antiquariato, dove trovare reperti archeologici così, per caso. Abbuffarmi di chocolate chip cookies, crumb cakes (come questa e questa. Quale scegliere? Spiacente, non so come aiutarvi!) e allo stesso tempo sorseggiare un tè caldo o bere del latte freddo in una di quelle bottigline così vintage da far girare la testa (ah, cosa importante: con una cannuccia bianca a strisce rosse, altrimenti non se ne fa nulla, ma proprio nulla). Fotografare gambi di rabarbaro, di quelli belli rossi che qua non si trovano neanche a pagarli un occhio della testa o a chiederli piangendo in cinese. Oppure accontentarmi di quelli un po' più pallidini e anemici, trovati dopo aver sudato sette camicie per aver fatto la scansione completa ad un mercato abbastanza fornito in cui sono riuscita a rimediare anche un carciofo, un sedano rapa e LA zucca di Cenerentola, che molto probabilmente questa notte si trasformerà in carrozza. Il nuovo libro di Sophie Dahl, quello di Phil Vickery, quello tout madeleines, quello tuttotortedimele e tanti altri. Anzi, tutti. "Quei tomi piacevolmente ingombranti e consistenti, dalle patinate pagine di carta pesante e liscia, straripanti di caloriche fotografie e iperglicemiche ricette", proprio come dice AgneseI negozi bio. I mercatini delle pulci. Il Giappone. Fare passeggiate lungo la Senna con una baguette sotto braccio e un croissant in mano. E magari anche un macaron. Tutto ciò che fanno leilei e lei. E, oh, lei. La  luce naturale, soprattutto quella calda del giardino segreto della nonna. I cappelli invernali e le borse di Accessorize. I soba, il matcha e tutti i piatti dai nomi terribilmente giappo. La cucina vegana e la Nuova Zelanda. Le rape rosse e le melanzane baby. I rapanelli e le mele cotogne. Il taglio di capelli di Amelie. La canon EOS 5d mark II. La fabbrica di cioccolato. Tutto ciò che è altamente sgranocchiabile (e commestibile), ma non le carote crude. Le feste in giardino terribilmente rosa di Linda. Le polaroid, vecchie e ingiallite. Mangiare i fichi come fossero ciliege. I biscotti secchi e le fette biscottate, senza niente sopra per godermi appieno il loro sapore semplice. I bouquet di fiori di zucca. Svegliarmi quando tutto è ricoperto di bianco, dopo un'intensa nottata di neve. I colori dell'autunno, le foglie che cadono dagli alberi, color tabacco. I cachi che appesantiscono dolcemente i rami, cosparsi di tante goccioline ghiacciate. Gli occhi sognanti, gli orti e i frutteti. I salici piangenti, le casette sull'albero e le gite in barca. Sdraiarmi all'ombra di un albero e contemplarne le fronde. Le fragoline di bosco. I digestives home-made, in versione veg, con il miele. Vedere qualcuno dipingere. I chicchi di caffè e l'arte del cioccolataio. Le torte di mele, quelle inconfondibili, alte e soffici e umide, della colazione. La Provenza e la lavanda, il suo profumo e il suo colore. Sale & Pepe. Il cielo che sa di temporale, i gelsomini in fiore e i pini innevati. I fiocchi di mais tostato, con l'uvetta. La granola fatta in casa, lasciata appositamente bruciacchiare un pochino in forno. I barattoli di conserve e Due di due. La mia to-do list, nessuna cancellatura/modifica/aggiornamento esclusi. I pirottini a pois e le borse di Harrods. I vecchi taccuini e i diari di viaggio. I maglioni di lana ampi e caldi, in cui navigare dentro. Le liste della spesa. La musica che sa far vedere le cose sotto una luce diversa, e che sa far commuovere. Che riesce a superare il caos delle città, che sa far sentire a casa in un paese straniero. L'aroma del caffè alla mattina. Sfogliare l'atlante per decidere la prossima destinazione (in mancanza di un mappamondo da far girare a tutta velocità). La principessa Prunella e Johnny Depp. I quadri in bianco e nero di Audrey Hepburn, le gigantografie di Parigi e i suoi sottotetti blucartadazucchero.  Lo strudel di mele, ma solo quello del papà (con la vera pasta strudel, l'uvetta che si vede ed i pinoli croccanti - 'na roba indescrivibile) . Oh, e la cannella. Come dimenticarla?

Queste sono solo novanta. Alle altre, ci pensate voi?

PS: se mi cercate, potete trovarmi all'indirizzo mail panpepatosenzapepe@gmail.com . Vi risponderò quanto prima. Però, se non sarò puntuale, dovrete perdonarmi. Eèèèhggià. Perchè, probabilmente, sarò alle prese con uno spicchio di mela che non ne vuole sapere di stare come dico io.

4 commenti:

  1. Grazie per essere passata ^_^ Il tuo blog è meraviglioso, ora me lo spulcio per bene e rubo qualche tua ricettina (ho già preso di mira un paio di cosette) <3 Torna a trovarmi se vuoi ;)

    Un bacio

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  2. This is the best article I hope you guys keep on giving us information like this.

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  3. Hey that’s great! Very good example here. Thanks for sharing this unique topic blog with us. I enjoyed alot at the time of reading your blog.

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